Guardare il Golfo di Orosei dal mare e chiedersi perché sia fatto così è una domanda legittima. La risposta non è paesaggistica, è geologica: quella costa è il bordo di un massiccio di roccia calcarea appoggiato su un basamento molto più antico, e quasi tutto quello che si vede — le falesie, le cale, i canyon, le grotte — discende da questa sovrapposizione.
Due rocce, due ere
Sotto c'è il basamento cristallino paleozoico, fatto di rocce metamorfiche e granitiche, molto più vecchie. Sopra, appoggiati in discordanza, stanno i calcari e le dolomie del Giurassico, depositati quando questa zona era coperta da un mare caldo e poco profondo. Il Supramonte è costituito in larghissima parte da queste rocce carbonatiche, distese in altipiani che si affacciano sul golfo.
La differenza fra le due rocce non è un dettaglio accademico. Il granito e lo scisto trattengono l'acqua in superficie; il calcare la lascia passare. Da qui nasce tutto il resto.
Il carsismo: quello che si vede
Il calcare si scioglie lentamente nell'acqua di pioggia, leggermente acida. Il risultato, in superficie, è un repertorio di forme riconoscibili: doline, conche chiuse che si aprono nel piano; depressioni più ampie a fondo piatto; campi solcati, dove la roccia nuda è incisa da scanalature. Chi cammina sull'altopiano del Golgo attraversa esattamente questo tipo di paesaggio.
La manifestazione più impressionante del fenomeno, qui, è Su Sterru: una voragine carsica che si apre sull'altopiano ed è fra le più profonde d'Europa. Un pozzo naturale scavato dall'acqua nel corso di tempi lunghissimi, e la prova più diretta di che cosa succede quando la pioggia incontra il calcare.
Il carsismo: quello che non si vede
Sotto, l'acqua ha scavato un reticolo di grotte che attraversa tutto il massiccio. È uno dei sistemi carsici più importanti d'Italia, e in molti casi le cavità sboccano direttamente sulla costa: alcune delle grotte più note del Golfo di Orosei si aprono a livello del mare, ed è la ragione per cui questa costa è amata da chi fa speleologia tanto quanto da chi fa il bagno.
Le codule
Le codule sono i canyon che incidono l'altopiano e scendono verso il mare. La caratteristica che sorprende chi le percorre è che il letto è quasi sempre asciutto: l'acqua c'è, ma scorre sottoterra nel reticolo carsico e riemerge in superficie soltanto dopo precipitazioni eccezionali.
Le cale del golfo nascono in gran parte dove queste codule sboccano sul mare: a Cala Sisine, per esempio, il letto del fiume carsico arriva quasi fino al mare. È per questo che sono piccole, incastrate fra pareti verticali e collegate all'interno da valli strette: non sono spiagge nel senso comune del termine, sono foci.
Il Supramonte a picco sul mare
Nella sua parte più orientale, nei territori di Urzulei, Baunei e Dorgali, il massiccio affaccia direttamente sull'acqua: gli altipiani calcarei delimitano gran parte del Golfo di Orosei con pareti di notevole altezza. È la ragione per cui questa costa non ha strade e resta, per lunghi tratti, raggiungibile quasi solo dal mare o con lunghe camminate.
Perché l'acqua è di quel colore
Anche il colore ha una spiegazione materiale. I fondali e le spiagge sono composti da ciottoli e ghiaia di calcare chiaro: un fondo chiaro riflette la luce invece di assorbirla, e l'acqua sopra appare turchese dove è bassa e sempre più blu man mano che la profondità aumenta. Non è un fenomeno esclusivo di questo posto, è la fisica di ogni costa calcarea — solo che qui la costa è alta, ripida e quasi disabitata, e l'effetto si vede senza filtri.
A su Santu Nigola, nel centro di Baunei
Un appartamento di 90 m² con due camere, cucina completa e lavatrice, in pieno centro a Baunei e vicino ai sentieri che portano alle cale.